Sono cresciuta in una famiglia cattolica, ma poco praticante. La fede era qualcosa di lontano, quasi formale. Un giorno, però, accadde qualcosa che avrebbe lentamente cambiato la mia vita: una vicina di casa mi invitò a leggere la Bibbia con lei. All’inizio lo feci più per curiosità che per convinzione, ma quelle parole cominciarono a parlarmi, anche se non capivo ancora bene in che modo.
Nel frattempo, la mia vita sembrava andare in frantumi. Mi sentivo delusa e ferita. Un’amica a cui avevo confidato una situazione personale mi tradì, e quel gesto mi fece chiudere ancora di più in me stessa. Mi sentivo sola, smarrita. Poi arrivò anche la bocciatura al secondo anno di ragioneria. Fu un colpo duro. Mi sentivo inutile, senza valore, come se non ci fosse uno scopo per me. A volte, pensieri oscuri si facevano spazio nella mia mente… pensieri che non avevano niente a che fare con la vita.
Ma Dio non aveva finito con me. Continuai a frequentare gli studi biblici a casa di quella vicina, e fu lì, in mezzo a versetti letti con semplicità e amore, che iniziai a comprendere davvero qualcosa: Dio mi amava. Non era solo un concetto religioso o una frase detta in chiesa. Era reale. Le sue parole mi toccavano il cuore. “Chi ha il Figlio ha la vita.” Io sentivo di non avere nulla… ma Lui mi stava offrendo tutto.
Con il tempo, la mia visione cambiò. Decisi di iscrivermi a un corso per diventare infermiera. Studiavo con passione, con un cuore che finalmente sentiva di avere uno scopo. Mi diplomai, e quel giorno ero felice, non solo per il traguardo, ma perché sapevo di aver riscoperto la parte più bella di me: un cuore altruista, capace di amare e di servire. Un cuore che Gesù aveva guarito e fatto rifiorire.
